Storia

Il nome
1) Il toponimo dialettale auzzàne è diffuso dalla provincia di Rieti alla valle del Liri (Roccamonfina) per indicare i boschi di Ontani (Alnus glutinosa) data la vicinanza con gli ambienti umidi, fa pensare per Avezzano un'etimologia formata su alnetianus, con metafonia ALN> au. Pertanto il nome sarebbe "Auzzane" poi diventati "Avezzane" (che è ancora oggi il nome dialettale), quindi divenuto "Avezzano".

2) Altra ipotesi è che il nome della città derivi da "Ad vezzianum", per la presenza in zona, in età romana, di molti membri della famiglia Vezzia (i Vetii). Ancora oggi in Avezzano esiste una strada che originariamente costeggiava un lato delle mura medioevali, appunto chiamata via Vezzia. Quindi "Ad Vettianum", "Ad vezzianum", "Avezzano".

3) Un'altra ipotesi fa derivare il nome da Ave Iane, per l'esistenza in zona di un tempio dedicato a Giano bifronte con una scritta "Ave Giano", da cui "Avezzano".

854 d.C., le origini di Avezzano
Il nome di Avezzano compare per la prima volta nella storia, nel 854 d.C. nel Cronicon del cardinale Leone Marsicano, allorché viene citata la chiesa di S. Salvatore. È citata poi in un diploma di Berengario II del 953, sui possedimenti del monastero di Barreggio. Altri documenti hanno evidenziato che Avezzano come vico esisteva agli inizi del Medioevo: in una lapide scoperta in zona si evince chiaramente che nel 1156 Avezzano era cinta di mura e che signore della città, nel 1181, era Gentile di Paleara, Conte di Manoppello.

Il Medioevo
La battaglia di Tagliacozzo, detta anche battaglia di Scurcola Marsicana o dei Piani Palentini, fu combattuta il 23 agosto 1268 dai sostenitori di Corradino di Svevia contro le truppe angioine di Carlo I. La vittoria di Carlo determinò la distruzione di Alba Fucens i cui abitanti avevano incautamente tifato a favore di Corradino dalle mura della loro città, come narra Buccio di Ranallo. Negli stessi giorni avvenne per opera di Carlo la distruzione di Pietraquaria per probabili analoghi motivi. Spopolatasi Pietraquaria che aveva tre chiese: S. Maria di Pietraquaria, San Pietro e San Giovanni, gli abitanti scesero ad Avezzano in piazza Pantano (Largo San Bartolomeo) andando a raddoppiare il numero degli abitanti, arrivando a 1.200 - 1.400 individui.

Altra testimonianza storica: nel 1268, dopo la vittoria di Carlo D'Angiò su Corradino di Svevia, Avezzano viene elevata a centro di contado, anche se per motivi inspiegabili, continuò ad essere definita "Contado di Albe". Tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento ha termine il processo aggregativo che vide i vari villaggi adiacenti Perata, Scimino, Pennerina, Fonte Muscino, Fonte Gagliano, Casole, Vicenna, San Callisto, Cerrito, Vico, Arrio, Le Fratte, confluire ad Avezzano in piazza Pantano. La città fu feudo dei Conti dei Marsi, dei Normanni e per diverso tempo degli Svevi. Nel 1331 Avezzano fu saccheggiata e distrutta da Francesco Del Balzo, Duca di Andria, poiché gli avezzanesi avevano parteggiato apertamente in favore di Filippo, principe di Taranto, genero ma nemico del Duca Francesco. In una pergamena del 1371 si ha invece notizia di una sentenza con la quale la Regina di Napoli, Giovanna D'Angiò, sposata con il Re d'Ungheria, dava franchigia e l'immunità popolare, con soggezione solo al Re, ad un avezzanese, mentre in un'altra pergamena, scritta in latino e risalente al 1441, vengono messi a nudo usi e costumi dell'epoca, le strade, le contrade, le voci, i vocaboli e financo i motivi di una vertenza sorta tra luchesi ed avezzanesi in ordine al possesso del territorio "La Penna" edificata dai romani durante le operazioni di bonifica del Fucino.

La città si ampliò attorno alla vecchia rocca dei Paleara al tempo degli Orsini, che nel 1490 vi eressero un castello, ma in particolare si sviluppò nel tardo Seicento, dopo l'elevazione a capoluogo di distretto comprendendo gran parte dei centri della Marsica.

1875: Il Prosciugamento del Lago Fucino
Ad opera del banchiere Alessandro Torlonia, nel 1875 fu interamente prosciugato il terzo lago d'Italia per estensione. L'opera ancora oggi considerata colossale, seconda solo alla diga di Assuan richiese decenni di lavoro per maestranze e tecnici. Per i calcoli ed il progetto di prosciugamento idrico, il Torlonia si avvalse della collaborazione degli ingegneri Brisse e Afan de Rivera. Il Fucino che aveva una superficie di 14.775 ettari ed una profondità massima nel bacinetto di metri 30, defluì lentamente, riversato nel fiume Liri attraverso i cunicoli dell'imperatore Claudio a cui Torlonia aggiunse altri canali e sfiatatoi, attualmente funzionanti. Liberata l'area dalle acque sorse così la Piana del Fucino, una fertile superficie destinata a coltivazioni agricole. Il Torlonia, elevato a titolo nobiliare di Principe dal Re d'Italia per il prosciugamento del Fucino, e proprietario delle terre per 99 anni, invitò dalle Marche e dalla Puglia mezzadri ed agricoltori a cui vennero affidati gli appezzamenti. Con la Riforma agraria gli stessi mezzadri e braccianti marsicani divennero negli anni cinquanta proprietari delle terre. L'economia di Avezzano già in fase di decollo per i servizi locali e la coltivazione di frutta, ebbe una forte impennata con le coltivazioni di ortaggi, carote, patate e barbabietole e con l'indotto venutosi a creare.

Prima guerra mondiale: il Concentramento Austriaco
Alcuni giovani avezzanesi ebbero salva la vita dal terremoto perché il 13 gennaio mattina si trovavano in stazione in attesa del treno per recarsi alla visita di leva militare. Nonostante la possibilità di essere esonerati dal servizio in guerra, gli avezzanesi vollero comunque partecipare come soldati dell'esercito alla Prima guerra mondiale. Dato il vuoto generazionale generatosi, il Governo Italiano, decise di istituire un campo di lavoro per prigionieri austriaci ad Avezzano nel quartiere che poi prese nome di "Concentramento". Grazie al lavoro continuo dei prigionieri austriaci che furono impiegati per lavori di opere pubbliche finalizzati a ricostruire la nuova Avezzano, la città rinacque. Tra le opere realizzate da questa comunità vanno ricordate: il rimboschimento della Pineta del monte Salviano, i servizi viari cittadini e varie costruzioni architettoniche. Da menzionare la casa-comando in legno del campo di Concentramento, sita dietro l'attuale chiesa di Madonna del Passo. Fin dalla istituzione del campo di concentramento era presente alla base del monte Salviano (oggi via Piana) anche il cimitero dedicato esclusivamente agli austriaci deceduti durante la prigionia. A seguito dell'espansione edilizia della città oltre la Chiusa Resta e il continuo protrarsi dell'incuria delle istituzione nel 2007 si è proceduto alla riesumazione dei resti e con cerimonia ufficiale alla restituzione alle autorità austriache delle spoglie.